Nirvana “Slipping faraway from myself”

Slipping faraway from myself – Gothic Tapes, Europe, (senza numero di catalogo); dubplate trasparente, 30 copie numerate. Lato a) Come as you are/ Smell like teen spirit/ In Bloom/ About a girl. Side b) Lithium/ Polly/ All Apologies/ Heart-shaped box. Live at Palaghiaccio, Marino, Roma, February 22 1994.

Le sensazioni che l’ascolto di questo concerto suscita sono molto contraddittorie: da un lato c’è un grande piacere nell’ascoltare i Nirvana al massimo delle loro potenzialità artistiche ed esecutive, in una bella rassegna dei loro pezzi più rappresentativi, da un altro rimane un sottofondo di incompiutezza, di precarietà, forse una suggestione legata agli eventi avvenuti poco dopo la fine dell’esibizione ed…

a quelli che in seguito avrebbero condotto Kurt Cobain verso la propria fine; non voglio addentrarmi in considerazioni sull’argomento del suicidio, ma devo ammettere che una sensazione distonica resta il rumore di fondo a questa vicenda. La performance trasmette, al contrario, una forza ed una maestria esecutiva che spesso erano mancate al gruppo nelle serate dal vivo, ove spesso qualche stonatura e qualche stecca avevano colorito le prestazioni dei musicisti. In questa occasione, no, tutto sembra filare al meglio, come se le incertezze avute nel passato fossero oramai messe del tutto alle spalle. I brani contenuti in questo bootleg sono chiaramente una selezione della serata, probabilmente sono stati scelti dal produttore più che altro per il loro valore commerciale, ma sono senza meno eseguiti tutti in maniera impeccabile e, cosa che non guasta mai, registrati a livelli sonori qualitativi degni di un ottimo Live ufficiale. Si inizia con Come as you are, che con la sua lenta intro di chitarra è il perfetto brano di apertura per l’ascolto: potente l’esecuzione e molto efficace la voce di Kurt Cobain, in altre serate non proprio esente da critiche. Krist Novoselic e Dave Grohl si mostrano per quella macchina del ritmo che sono sempre stati, garantendo una pulsazione sempre intonata con le creazioni di Cobain E’ evidente l’importanza della seconda chitarra nelle esecuzioni dal vivo, affidata in quel periodo al californiano Pat Smear, musicista di lungo corso con alle spalle più di quindici anni di carriera nell’ambito del Punk-rock. Il gruppo è integrato inoltre dalla presenza della violoncellista Melora Creager, di origini statunitensi, che ebbe ad accompagnare la band nella parte finale del tour europeo per l’album “In Utero”, distinguendosi in alcuni brani totalmente affidati al suo strumento. Segue il brano per antonomasia dei Nirvana, quel Smell like teen Spirit che li trasformò in un fenomeno di rilevanza mondiale. Non mi dilungo sul valore del pezzo, quanto sulla enorme energia che la performance di Marino rimanda agli ascoltatori, una delle versioni meglio eseguite e più energetiche che abbia avuto mai modo di ascoltare. In qualche modo i due brani che compongono il resto della facciata, In Bloom e About a Girl, generano un calo della tensione, per quanto fossero sempre di matrice marcatamente Rock-grunge: un impressione di minore tensione rende l’ascolto più rilassato, come se lo scatto iniziale si fosse trasformato in una corsa più lineare, per quanto sempre molto veloce. E la seconda facciata mantiene nella sua sequenza questo andamento più stabile, attraverso delle ottime esecuzioni di Lithium, Polly e All Apologies. Una nuova tensione viene generata dall’ascolto dell’ultimo brano del disco, quella Heart Shaped Box che era divenuto il brano più rappresentativo dell’ultimo lavoro del gruppo, una versione eseguita in maniera impeccabile, con una parte vocale volutamente sofferta, per aumentare l’aura di conflitto con il mondo, con l’altro sesso, con se stesso. Anche se sono passati 26 anni da quella serata, le sensazioni che l’ascolto può generare sono forti, rimandano ad una giovinezza oramai abbastanza lontana, forse finita, tra le tante cose, anche con la morte di Kurt Cobain pochi mesi dopo.

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