King Crimson “Starless in Toronto”

StarlessinTorontoStarless in Toronto – KC 26241 A/D Japan Lato a) Lark’s Tongues in Aspic pt.2/ Lament/ Exiles/ Fripp’s chat. Lato b) Improvvisation: Maple Leaf/ The Night Watch/ Fracture. Lato c) Fracture (closing section)/ Improvvisation:Wild Violin/ Easy Money. Lato d) Starless/ 21st Century  Schizoid Man – Live at Toronto Massey Hall 24 giugno 1974

Tanto per iniziare, parlerò di un concerto che oggi compie 42 anni; sono i King Crimson registrati alla Massey Hall di Toronto, Canada, la sera del 24 giugno 1974, l’ultima settimana di vita della line-up più amata del gruppo Inglese. La registrazione su vinile è stata effettuata da una Company Giapponese, nel periodo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, nell’estetica, secondo i canoni standard di quel periodo per i produttori nipponici. Il contenuto è interessante pur nella sua limitata qualità audio (in seguito sono state proposte versioni del concerto su cd, comunque di qualità non eccelsa). Per semplicità parlerò al tempo presente/ passato prossimo, come se il commento fosse immediato, per non cadere in loop grammaticali estenuanti: l’apertura è stata affidata al classico “Lark’s Tongues in Aspic Pt.2”, eseguita con buona lena e partecipazione da tutti i musicisti, segnale di una serata a venire di buon livello emotivo, seguita immediatamente da una versione di “Lament” decisamente muscolare e veloce. Il pubblico (non molte persone ascoltando gli applausi), risponde con discreto calore e facilita la band nello scivolare in un altro classico del periodo ’73/’74, “Exiles” nel quale trova una serata decisamente ispirata il violino di David Cross, in uno dei suoi più alti standard esecutivi. Come per il brano precedente, la voce di John Wetton è solida ed affascinante, strumento tra gli strumenti suonati dai musicisti. E’ da notare che siamo alla fine della tourneè Nord Americana dei KC, iniziata almeno 2 mesi prima e preceduta da una quindicina di concerti europei, inaugurati in Italia con le serate di Udine e Brescia nel mese di Marzo, quindi lo sforzo vocale del bassista è stato notevole sino a questo punto, ma non ha minimamente incrinato le sue capacità espressive. Al termine del brano ( e della facciata), come di consueto durante la prima fase dei concerti dei KC dell’epoca, possiamo ascoltare una breve introduzione di Robert Fripp relativamente a quanto ascoltato e quanto andrà a seguire, anche se il livello del microfono audio non è tale da facilitare la comprensione delle sue parole: la registrazione è un Audience, quindi si devono ascoltare in primissimo piano urla e strepiti di alcuni dei presenti. La seconda facciata si apre con una improvvisazione del gruppo, indicata nelle note di copertina come “Maple Leaf”; non mi pare che ci siano riferimenti sonori a questo titolo, ritengo che sia stato coniato dagli autori del disco con chiaro riferimento all’albero simbolo del Canada. Il brano inizia in maniera energica per almeno tre minuti, poi ha un calo di tensione centrale segnato da una serie di scale di note del Mellotron ripetute come un loop, per passare ad una ulteriore fase di “allucinazione” dove poche note sono suonate da ognuno in maniera calma ma energica, su una base ritmica elementare: nel volgere di un paio di minuti appare evidente un cambio di stile, imposto dalle ritmiche sincopate di Bill Bruford, sulle quali si innesta in maniera potente il basso, mentre chitarra e violino continuano in contrappunti l’uno sull’altro. In altre occasioni il gruppo aveva saputo convogliare meglio le enormi energie presenti al suo interno, a mio parere non rimarrà nella memoria come uno dei momenti più rilevanti della loro produzione dal vivo. L’improvvisazione si spegne e lascia immediatamente spazio al mellotron che introduce “The Night Watch”, suonata in maniera accademica, con una voce definita, in modo tale da ricreare facilmente il pathos della versione originale. Con un brusco taglio di nastro si è introdotti in “Fracture”, una versione decisamente interessante e ben interpretata…..quando accade l’irreparabile! . Per una scarsa attitudine a realizzare prodotti di alto livello qualitativo, da tempo costatata nei bootlegs di matrice giapponese, il brano viene arbitrariamente tagliato e ricomincia nel secondo disco!!! Inoltre, o per una scarsa conoscenza del gruppo o per cercare di rendere interessante il prodotto, questo spezzone finale, iniziante con il solo violino ad introdurre la grandiosa progressione terminale, viene erroneamente indicata come “Red”, una bestemmia per ogni Crimson fan. Scempio a parte il finale del brano è interessante e vale comunque la pena ascoltarlo, nonostante la brusca operazione di taglio. Segue un ulteriore improvvisazione, molto delicata e surreale, intitolata “Wild Violin”, dato che lo strumento solista e maggiormente impegnato è appunto quello del buon David Cross; la sequenza introduce una piacevole versione di “Easy Money”, suonata in maniera decisamente soddisfacente. La quarta facciata si apre con una versione di “Starless” non lunghissima ma comunque sempre molto emozionante, accolta dal pubblico con lunghi applausi al termine e la registrazione si conclude con “21st. century schizoid man” eseguita con un discreto entusiasmo di sottofondo da parte dei presenti, versione non certo tra le più veloci ma solida e molto grintosa.

A parte la scellerata divisione dei brani che ha portato a dividere su due facciate “Fracture”, la registrazione merita di essere presa in considerazione come una bella testimonianza degli ultimi bagliori del Re Cremisi prima della lunga parentesi di 7 anni che trascorrerà prima di poterlo incontrare di nuovo on the road.

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