Mi domando: quanti lo fanno……

Come inizio non è male: “quanti lo fanno…”; ok, cosa fanno? Semplice, ascoltare i dischi della loro collezione! Può sembrare una considerazione banale, ma nei tanti anni di mia attività collezionistica (quest’anno sono 40, auguri alla mia collezione!),  ho conosciuto moltissimi “colleghi” che in pratica, hanno ascoltato ben poche copie tra i vinili in loro possesso. I motivi sono sicuramente tra i più disparati ed in alcuni casi, posso anche facilmente capire le motivazioni alla base di ciò, ma dato che io appartengo al ristretto numero di collezionisti di Bootlegs e Live, un mondo di brani rivisitati ed improvvisati sera dopo sera, concerto dopo concerto, non ho mai smesso di ascoltare ogni titolo che mano a mano arricchiva la mia collezione. Oltretutto, il contesto comunque semiprofessionale dal quale proveniva e proviene questo materiale, ha fatto si che anche ascoltando varie copie dello stesso titolo, si potevano scovare differenze sostanziali e provare nuove emozioni. Al di là di queste differenze macroscopiche, ho notato negli anni una tendenza a voler considerare questi vinili come dei sottoprodotti dell’industria musicale: ebbene, se può anche esser vero rispetto al business che ruota intorno alla produzione di musica, non è assolutamente vero rispetto al valore artistico che questi supporti fonografici hanno trasmesso e tramandato nel tempo a tutti gli ascoltatori: quindi, se non tutti lo fanno….l’ho fatto e lo racconterò io.

In questo blog commenterò una serie di Bootlegs, dando risalto ai contenuti sonori, alla qualità complessiva del prodotto ed ad alcuni parametri per valutarne la complessiva rilevanza e rarità. Ovviamente sarà il mio punto di vista a confronto con chi altri vorranno interagire, voglio vedere dove porterà questa strada…..

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