Mahavishnu Orchestra “Electric Dance”

Electric Dance: Gothic Tapes, Europe, (senza numero di catalogo) ; dubplate trasparente in 30 copie numerate. Side a) Meeting of the Spirits/ Open Country Joy. Side b) The dance of Maya/ Dawn-Celestial Terrestrial Commuters. Live at Palace Theatre, Waterbury, Ct Usa, May, 19 1973 and Hofstra University, Hampstead, NY, Usa, November 28 1973

Ho sempre apprezzato le sonorità jazz-rock e devo dire che sin dagli anni ’70, quelle della Mahavishnu Orchestra sono state in cima alla mia classifica di gradimento, grazie anche a quel retrogusto che rimandava all’india, che tanto avevo apprezzato nei King Crimson di Lark’s Tongues in Aspic, quindi fu del tutto naturale…

…addentrarmi in quel territorio musicale, in realtà abbastanza ostico per un giovane ascoltatore come me, ma sicuramente dotato di un fascino al quale non si poteva resistere; i vorticosi duelli tra chitarra, violino e tastiera, la presa di coscienza che anche il basso e la batteria potevano svolgere un ruolo dominante e non soltanto quello di base ritmica, mi hanno lanciato verso l’ascolto di una serie di gruppi che hanno completato nel tempo la mia visione e percezione del concetto di musica. D’altronde, come si poteva non rimanere affascinati dalla congrega di virtuosi musicali che costituiva l’ Orchestra? Da Rick Laird al basso a Billy Cobham alla batteria, da Jerry Goodman al violino a Ian Hammer alle tastiere, per finire a “Mahavishnu” John McLaughlin alla chitarra, ognuno un punto di riferimento per ogni amante della musica ed aspirante virtuoso dello strumento. La sintesi di queste abilità estreme, secondo me, si può apprezzare specialmente nella dimensione del concerto, quando ognuno dei membri del gruppo ha potuto lasciare a briglia sciolta la propria creatività e la propria tecnica. Infatti il live ufficiale “Between Nothingness and Eternity” è ottima testimonianza e supporto alla mia teoria, con la sola piccola pecca di non riportare alcuni tra i brani che avevano già all’epoca reso famoso il lavoro del gruppo, quindi, ancora una volta, un bootleg viene in aiuto a coloro che sono interessati ad ascoltare l’introvabile; in questo caso va sottolineato che si tratta di due superbe incisioni, datate prima e dopo le serate del summenzionato live ufficiale, come ad iniziare ed a terminare un percorso musicale. L’inizio della prima facciata è caratterizzato da una potentissima serie di colpi di gong, registrati con un estremo effetto stereo passante da un lato all’altro del fronte di ascolto, ad introdurre una energica versione del classico Meeting of the Spirits, primo brano del primo lp del gruppo ed ottimo esempio di quel rincorrersi degli strumenti in vorticose scale musicali; segue Open country Joy, tratto dal secondo album, quì in una versione di durata doppia rispetto a quella da studio, a conferma di come la dimensione live fosse assolutamente la più congeniale per il gruppo, soprattutto per l’ineffabile sezione ritmica. Brani di lunga durata riempiono facilmente la facciata di un lp, quindi siamo già a cambiare lato, per ascoltare un altro classico del gruppo, sempre tratto dal loro primo lavoro “The Inner Mounting Flame”, precisamente la bellissima The Dance of Maya, ancora una volta in versione “esasperata”, con una durata di oltre due volte e mezzo quella da studio: ovviamente ogni serata di questi tour sarà stata caratterizzata da uno specifico catalizzatore, quindi ogni interpretazione resterà un evento a se stante, con poche possibilità di comparazione tra le varie versioni; diciamo quindi che ognuno dei musicisti ha avuto modo di dare un potente e rilevante contributo allo sviluppo dell’esecuzione, caratterizzata da una evidente alternanza di pianissimo e fortissimo nelle sue varie frasi musicali. Chiude la facciata un ulteriore rielaborazione di brani tratti dal secondo lp “Birds of Fire”, questa volta suonati in medley, specificatamente Hope/ Celestial Terrestrial Commuters, ancora una volta con uno sviluppo temporale lungo più del doppio rispetto agli originali. La prima facciata del bootleg è relativa alla serata di Waterbury,  mentre la seconda testimonia brani dalla serata di Hampstead, durante l’ultima parte del tour nordamericano dell’autunno/ inverno 1973, a concludere un anno che vide la band esibirsi dal 2 gennaio a meta maggio in Canada e Stati Uniti, tra fine maggio e fine giugno in Europa, in estate inoltrata in Canada e negli Usa, durante settembre in un tour in Giappone, per tornare ancora da ottobre sino al 30 dicembre in tour negli States, per oltre 150 serate complessive, veri stacanovisti ed appassionati della musica!

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