Jethro Tull “Flute Cake”

Flute Cake – Trade Mark of Quality records TMOQ 71044. U.S.A. 1972. Lato a)Nothing is Easy, My God, We used to know; Lato b) Wish you were there to help me, A song for Jeffrey, Sossity, you’re a woman – Live in Concert in 1972 at Anaheim Convention Center, Anaheim California USA –

I Jethro Tull sono stati tra I primi gruppi oggetto di “pirateria”, a testimonianza della loro immediata ed antica fama presso il grande pubblico, soprattutto negli USA, paese di origine del bootleg come lo intendiamo tutti noi collezionisti… Questa performance è senza meno molto interessante, risalente al 1972, quando oramai il gruppo aveva già raggiunta una notevole fama internazionale e le loro esibizioni venivano seguite con entusiastica e divertita partecipazione dal loro pubblico. La formazione, non dichiarata, dovrebbe aver riunito Ian Anderson alla voce, flauto e chitarra, Martin Barre alla chitarra, Jeffrey Hammond-Hammond al basso, John Evan alle tastiere e Barriemore Barlow alla batteria. L’inizio del disco è una ottima versione di Nothing is Easy, brano aggressivo e molto ritmato, qui eseguito con forza e precisione dal gruppo, senza sbavature di sorta. La voce di Anderson è ancora intatta è mostra tutto il suo fascino e la sua capacità interpretativa al meglio di se. Il brano scorre veloce e viene seguito dalla classica My God, nella quale il solo centrale di flauto, segna senza esitazioni il marchio di fabbrica del gruppo. Non è ancora al massimo delle esibizioni gigionesche che caratterizzeranno questo assolo negli anni a seguire, ma è decisamente indicativo della bravura interpretativa di Anderson al flauto. L’atmosfera si rilassa con il  brano seguente, We used to know, dal lp “Stand Up”, una ballata gradevole e musicalmente articolata. Il lato B si apre con Wish you were there to help me, da “Benefit” ancora una volta un brano corale, dove si apprezza la capacita del gruppo di supportare il talento da frontman di Anderson: la selezione dei brani di questo disco non da spazio a quelli dove gli altri membri del gruppo possano mettersi in evidenza con particolari saggi di bravura o assoli iconici; prevale su tutti la capacità istrionica di Ian Anderson nel giocare con il pubblico introducendo i pezzi  con battute e giochi di parole che suscitavano l’ilarità dei presenti: così viene introdotta A song for Jeffrey, brano di facile ascolto e scorrevolmente interpretato in questa  serata; chiude la facciata Sossity, you’re a woman, un brano piuttosto cupo, dove come al solito lo strumento solista risulta essere la voce di Ian Anderson,  impegnato anche alla chitarra acustica per tutto il pezzo. La mancanza dei brani più rock e famosi del gruppo lascia spazio all’ascolto di alcuni pezzi di contorno e da loro la possibilità di farsi apprezzare nella dimensione del concerto, nonostante la non certo impeccabile qualità della registrazione, tipicamente presa dal lato del pubblico e priva della profondità sonora di quelle migliori.

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